17 marzo 2010
Quali dovrebbero essere i criteri di una direttiva europea per il terreno, per non parlare degli obiettivi?
Venerdì scorso, la Commissione Europea ha pubblicato uno studio, nel quale si raccomanda che eventuali proposte per una direttiva europea per il terreno prevedano anche la richiesta, ai stati membri, di monitorare lo stato ecologico del terreno (inteso come biodiversità, nota dell’autore).
Forse è utile ricordare che la comunità europea ha in cantiere una direttiva per il terreno già dal 2006, ferma da allora a causa del veto di 5 importanti stati membri. Inoltre, emerge che allo stato attuale meno di una dozzina di paesi membri si sono dotati di una normativa nazionale per la protezione del terreno, per lo più mirata alla contaminazione e bonifica del terreno.
Invece, nello studio si menzionano molti altri fattori considerati necessari a caratterizzare la qualità di un terreno, che vanno ben al di là delle sole sostanze contaminanti disciplinate ad es. nel nostro D.Lgs. 152/2006 per i siti potenzialmente contaminati.
Tuttavia, al di là della standardizzazione più o meno spinta dei possibili criteri per la protezione del terreno (che mi sembra utopia, data la diversità delle normative nazionali già esistenti), mi chiedo quali debbano essere veramente gli obiettivi e quali possano essere i criteri di valutazione.
Una delle richieste della bozza di direttiva del 2006 sembrava mirasse a chiedere una sorta di “certificazione” della qualità del terreno in caso di compravendite di terreno. Questo mi fa pensare alla certificazione energetica degli edifici, dove già si notano notevoli differenze in termini di criteri di valutazione a livello europeo e, talvolta, anche a livello nazionale.
Forse si vogliono facilitare possibili compravendite di terreni tra soggetti nazionali ed esteri? E gli stati membri che si oppongono, perché si oppongono? Non vogliono che qualcuno venga a chiedere troppo circa la qualità dei loro “terreni nazionali” o temono, invece, che una normativa di carattere europeo interferisca con la disciplina e consuetudine che si è venuta a formare in tanti anni di lavoro sulle area potenzialmente contaminate di casa loro?
Non ho le risposte (certe) a queste domande, ma continuerò a raccogliere i pezzetti del mosaico e a formulare nuove domande.

