19 aprile 2010
L’Utilità (o meno) dei progetti europei di ricerca e sviluppo
In questi giorni mi è capitato, varie volte, di confrontarmi con qualche progetto di ricerca, sviluppo o divulgazione finanziato o cofinanziato dalla comunità Europea.
Ormai parecchi anni fa, ho partecipato di persona alla presentazione di un progetto di ricerca e sviluppo (nell’ambito del V Programma quadro della CE) in materia di tecnologie innovative di bonifica del terreno e delle acque di falda. Devo riconoscere che i contatti stabiliti e le conoscenze raccolte ai tempi si sono, varie volte, dimostrate preziose nel corso delle mie attività professionali.
Faccio tuttavia l’esempio di un progetto che ho consciuto solo indirettamente pochi anni fa (quale membro appartenente a una società di consulenza): NICOLE, il Network dei siti con contaminazione industriale in Europa (www.nicole.org). Anche questa piattaforma di scambio tra industria, mondo universiario e consulenza, nata da un’iniziativa del Consiglio dell’industria chimica Europea (CEFIC), è stata lanciata (e cofinanziata) nel 1996, all’interno di un’azione concertata del programma di ricerca e sviluppo tecnologico (RTD) della commissione europea.
Di progetti europei ce ne sono stati tanti, ma quello che caratterizza Nicole è il fatto che, già a partire dal 1999, si è finanziato da solo, e continua a essere indipendente, vivo e vegeto ancora oggi, nel 2010.
Questo non si può dire sicuramente di tutti i progetti europei, di cui alcuni hanno avuto il respiro veramente breve, cioè limitato solo all’esecuzione dello stesso progetto e, con fatica, alla presentazione dei risultati.
Cosa distingue, secondo me, NICOLE da altri progetto ?
Direi che è molto probabilmente l’interesse comune tra sogetti con indirizzi diversi: da un lato l’industria con le sue aree che presentano, a volte, problemi significativi di contaminazione, dall’altro ci sono gli atenei universitari attivi nella ricerca di possibili soluzioni tecnologiche, informatiche, etc. e, in ultimo, ci sono le società di consulenza, che cercano di offire i loro servizi, soddisfacendo le necessità degli uni mettendo in pratica le possibili innovazioni degli altri tramite consulenze tecniche specifiche.
Ma l’ambito di collaborazione non si esauarisce qui. Perchè il contributo di Nicole va oltre la specificità di singole aree:
L’iniziativa comune permette di farsi sentire anche dal legislatore europeo (ad es. lettera di commento alle varie versioni di bozza della Direttiva Europea per il terreno; ), a sensibilizzare su determinati temi legati alle opportunità e/o difficoltà che si presentano nel recupero dei siti contamonati (ad es. lo strumento, presentato nel 1998, della valutazione e gestione del rischio dei siti contaminati; è stato inserito, ancora in forma poco convinta, nel D.M 471/99 e poi, con respiro più ampio, nel D.Lgs. 152/2006), e a promuovere lo scambio su temi ed idee pertinenti la bonifica e gestione dei siti contaminati.
Certo, non si può negare che ci sono anche interessi molto importanti in ballo, ma ho visto ben poche iniziative interessanti che non siano nate da interessi specifici. E, comunque, questa iniziativa interessante probabilmente non sarebbe nata se non ci fosse stato una sorta di spinta iniziale tramite finanziamenti pubblici.
Cercherò, in un prossimo blog, di affrontare l’utilità dei progetti europei da altri punti di vista, ma sarei curioso, nel frattempo, di sapere quali esperienze dirette hanno fatto i lettori di questo blog nelle varie fasi di presentazione, discussione ed esecuzione di un progetto europeo o, addirittura, ancora prima, cioè nel valutare l’opportunità di partecipare a uno dei temi promossi dalla comunità europea.


Scritto il 16-11-2011 alle ore 22:24
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